confettura di pere di Gavoi 250 g e Ibba

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Descrizione

confettura di pere di Gavoi 250 g e Francesco Ibba

confettura di pere di varie tipologie raccolte nel territorio di Gavoi

 

ingredienti: pere ,mele, zucchero ,

addensanti : pectina di agrumi

Situato nel cuore della Barbagia di Ollolai, in posizione strategica fra Nuoro ed il Gennargentu, sorge sul fianco sud-orientale di una collina (Monte ‘e su Sennore) fronteggiata dai monti di Lodine (Pisanu Mele), fra boschi e corsi d’acqua.

Nelle vicinanze si trova il lago artificiale di Gusana, bacino di primo salto per la produzione idroelettrica della centrale di Coghinadorzas e meta turistica. Nel territorio ci sono diversi siti archeologici di età nuragica e romana.

Gavoi possiede da sempre un’enclave in territorio del vicinante comune diLodine, in località “Sa Itria“, dove è ubicato il santuario dei gavoesi.

 

La storia di Gavoi è molto antica; la presenza dell’uomo nel suo territorio è attestata sin dal neolitico, epoca di cui rimangono cospicue tracce come il menhir Sa Perda Longa e le domus de janas di Uniai e Istelathe. Nell’età del bronzo (II millennio a.C.) la civiltà nuragica edificò nella zona diversi nuraghi e alcune tombe dei giganti [3].

Dell’età romana resta un ponte, oggi sommerso dal lago artificiale, mentre le numerose suppellettili di età romana, di cui si aveva notizia ancora sul finire dell’Ottocento. Lo stabilirsi di una comunità di un certo rilievo è confermato anche dalla costante presenza del toponimonelle carte geografiche e dalle strade interne, di tracciato romano, che tuttora sono in uso e che non vennero quindi abbandonate o avvicendate.

Medioevo e dominazione aragonese

In età medievale, si hanno cenni di Gavoi a causa dell’intensa attività di un suo celebre mediatore, Bernardu Lepore (o Leporo), delegato della Barbagia di Ollolai e della curatoria di Austis, ma più prosaicamente al servizio della celebre giudichessa Eleonora d’Arborea, per conto della quale riuscì a raggiungere il trattato di pace del 1388 con Giovanni I d’Aragona. Il Lepore era peraltro il favorito della giudichessa, che gli conferì il titolo di conte e che favorì il paese con agevolazioni fiscali e conferendo il suo patronato a competizioni equestri che forse altro non erano che, in nuce, la ben nota corsa de sa Itria.

La chiesa parrocchiale di San Gavino

Al tempo, il paese apparteneva alla giurisdizione della diocesi di Santa Giusta. Presto avrebbe accresciuto il suo territorio di parte delle terre di Oleri (distrutta dalla peste nel 1401) e nel 1504 divenne feudo di Pietro Carroz d’Arborea. In questo periodo fu eretta la chiesa di Sant’Antioco

Età moderna

Intorno al Seicento, la rigogliosità dei boschi vi condusse diverse famiglie di carbonai(per lo più provenienti dalla Toscana, come del resto testimoniano i cognomi diffusi nel paese), che però non distrussero le vaste foreste, ed anzi ne utilizzarono solo una minima parte, principalmente intorno all’abitato.

Con il commercio del legname e del carbone, giunse dal Continente anche l’architettura pisana, neo-romanica, di cui la parrocchiale di San Gavino è un noto esempio in graniti rosati.

Nel 1604 il paese fu annesso al Ducato di Mandas.

Il Settecento fu un secolo importante per la comunità locale, che grazie ai suoi poeti estemporanei cominciò ad essere sempre più conosciuta nel resto dell’Isola. Latradizione orale ha salvaguardato rime di numerosi autori che, nel confronto con quanto tramandato in altre aree sarde, testimonia la presenza di una produzione artistica corposa e apprezzata.

Sulla fine del Settecento, gli echi delle pestilenze che avevano spopolato le coste sarde giunsero anche nelle Barbagie e a Gavoi, che da sempre si caratterizzava per la mobilità dei suoi abitanti (dediti alla pastorizia nomade ed al commercio ambulante) e che per questo subì questo flagello prima di altri paesi dintorno. Ben presto la popolazione fu decimata ed alcuni gavoesi, per salvarsi, fondarono la vicina frazione di Lodine, che si accrebbe sino a divenire il centro più importante del circondario. Gavoi divenne quindi frazione di Lodine.

Successivamente, almeno qualche decennio dopo, la peste giunse anche a Lodine, mentre Gavoi si era ormai risanata, e si ebbe perciò il fenomeno contrario: da Lodine le famiglie si spostarono nuovamente a Gavoi, che riprese il controllo della zona, riducendo Lodine a frazione.

Nell’Ottocento, la confluenza delle colline a Sud-Est del paese fu indicata dal generale Alessandro Lamarmora (che per conto dei Savoia, nuovi re di Sardegna, esplorava l’isola e ne effettuava rilevazioni geodetiche) come sede ottimale di un invaso artificiale per lo stivaggio dell’acqua potabile soprattutto proveniente dal fiume Taloro. Il progetto pare sia stato fortemente caldeggiato da un tal Piras, gavoese, al tempo medico dei Reali a Torino, ma non ebbe seguito immediato. All’inizio del Novecento, con l’introduzione dell’energia elettrica, il progetto riprese corpo e nel 1926 la società incaricata dello studio e della realizzazione acquisì un intero quartiere di Gavoi per stabilirvi i suoi uffici, iniziando poco dopo le operazioni che si sarebbero concluse in via definitiva solo dopo la Seconda guerra mondiale.

Novecento

Negli anni venti, crollò il muraglione che sorreggeva un terrapieno sulla piazza di Sant’Antioco, su una casa di proprietà di Maria e Gavino Sedda uccidendoli insieme a tre figli e una loro nipote di undici anni. La tragedia fu rapidamente avvertita e partecipata in tutta la Sardegna, dove ormai Gavoi era conosciutissima per l’attività dei Zillonarzos, ambulanti che vendevano i prodotti del paese, come orbace, coltelli, finimenti, selle, tamburi, ed il formaggioFiore Sardo“.

Nel dopoguerra Gavoi ebbe uno sviluppo intenso sia nelle attività tradizionali (pastorizia, artigianato, produzioni alimentari) che nei campi finanziari, in cui numerosi gavoesi raggiunsero posizioni di estrema importanza sia nelle carriere pubbliche che in quelle private, instradando poi la vispa imprenditoria locale su sentieri efficacemente vantaggiosi. Ciò si tradusse in una veloce crescita delle risorse disponibili ed in una ragguardevole capacità di investimento anche in anni di crisi generale, portando il paese a detenere quote ingenti dei possedimenti e delle aziende dell’intera regione, superando addirittura la stessa Nuoro.

Contemporaneamente, e sino ad anni recenti, Gavoi ha restaurato le sue tradizioni culturali e urbanistiche, affacciandosi con poco sforzo al turismo.

Monumenti e luoghi di interesse

Chiesa del Carmelo

Architetture religiose

  • Chiesa del Carmelo
  • Chiesa di San Gavino
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa di Sant’Antioco

Il santuario di Sa Itria

In origine il santuario di Sa Itria era un luogo di culto pagano per chi adorava i menhir simboli fallici che inneggiavano alla fertilità e questo posto è stato chiaramente colonizzato dai cristiani. Situata nella località di Sa Itria,secondo la tradizione orale in antichità in questa chiesa era custodita una scritta in protosardo e degli affreschi rappresentanti dei religiosi chiamati localmente “sos piscamos cun sa chintorza”. Si tramanda che in questa chiesa fino al XV secolo, quando fu demolita l’antica chiesa per costruire quella nuova, fosse presente l’unica scritta in protosardo ricordata, probabilmente si trattava del Padre Nostro. La popolazione dotta locale infatti nell’alto medioevo parlava il greco e il latino volgare, da quest’ultimo, promosso dalla Chiesa latina subentrata alla greca (1054), si è originato il sardo moderno, che convisse con un linguaggio parallelo sempre più latinizzato, il protosardo, almeno fino al 1200. Probabilmente il protosardo fu parlato in ultimo in Barbagia e Ogliastra regioni interne della Sardegna e quindi anche a Nuraghe Mannu fino al XII secolo d.C. prima di estinguersi.

 

 

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