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La Sardegna protagonista a Sorgentedelvino 2017 a Piacenza

Dal Cannonau naturale al canto a tenore: l’edizione numero IX di Sorgentedelvino LIVE, in programma dall’11 al 13 marzo a Piacenza Expo, avrà uno spazio dedicato alla Sardegna, in cui sarà possibile conosce  profumi, sapori,  e tradizioni di questa magnifica isola, non solo vino  , ma  tanti prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato legato alla cultura e al modo di vivere . Oltre ai produttori di vino e  ai loro vini, l’isola sarda si presenta con olio, pane carasau,  il pane tipico del centro Sardegna ed in particolare della Barbagia, formaggi come il fiore sardo dop, e altri sapori unici del loro terroir. 

Sarà  presente l’associazione Mamojà, che ha l’obiettivo di valorizare il terroir di Mamoiada e i prodotti che ne derivano: 300 ettari vitati a Cannonau ad alberello su terreni granitici a 700 m slm. Si amplia il ventaglio dei vignetti appunto verso il  mare con i vini della provincia di  Sassari e Oristano,  note per la Vernaccia e per il Vermentino. I produttori presenti: Montisci, Sedilesu, Vike Vike, Cantina Canneddu, Francesco Cadinu, Famiglia Orro, Deperu Holler.

 

 

il formaggio nel mondo e il fiore sardo

FORMAGGIO

La storia del formaggio ha origini antichissime nel bacino del Mediterraneo, in nord Africa e in Asia minore. La leggenda narra che un pastore avesse messo del latte in uno stomaco di pecora in cui era rimasto del caglio, dove si trasformò in formaggio; probabilmente fu invece determinante l’osservazione delle viscere di animali macellati ancora in fase di allattamento. Le testimonianze più antiche risalgono al III millennio a.C.

Il più antico reperto ritrovato che testimoni la produzione del formaggio risale ai Sumeri, in Mesopotamia, nel III millennio a.C. Altri documenti risalenti alla stessa epoca testimoniano la conoscenza dei metodi di lavorazione e produzione del formaggio si possono trovare anche in Egitto. Per la diffusione del formaggio anche in Italia dovremo aspettare il 1500 a.C. che poi darà origine a famosi formaggi Italiani come il gorgonzola.

L’arte di produrre formaggio è andata sempre più migliorando e affermandosi fra gli antichi Greci e gli antichiRomani. Nel Medioevo vi fu inizialmente un’involuzione, poiché solo nei monasteri era possibile conservare la tradizione latina, ma nel periodo più tardo i formaggi cominciarono ad essere apprezzati e a comparire sulle tavole nobiliari. Un trattato sulle qualità nutritive del prodotto fu redatto dal medico ed accademico vercellesePantaleone da Confienza nella sua Summa Lacticinorum nella seconda metà del Quattrocento.

Fiore Sardo Dop di Gavoi, il formaggio pecorino di sardegna più apprezzato e conosciuto in tutta italia come il Gavoi

Pecorino Fiore Sardo – Fiore Sardo Dop di Gavoi

Questo nome è dovuto molto probabilmente al fatto che, per la sua fabbricazione, si usassero fino a non molto tempo fa delle forme “pischeddas” di legno di castagno forate o anche di quercia o di pero selvatico, sul cui fondo era scolpito un fiore, forse il giglio o l’asfodelo, che lasciava sul formaggio un vero e proprio marchio che conteneva spesso anche le iniziali del nome del produttore.

Negli anni trenta fu lanciata da una ditta, ad iniziativa di una nota istituzione, un tipo di forma, molto adatta per la fabbricazione del Fiore Sardo, in alluminio, con rigature concentriche ai lati e con la scritta sul fondo “Fiore Sardo”. “Tali forme, capaci di una pezzatura di 2-3 Kg, presentavano però l’inconveniente di imprimere nella pasta tutti gli ornamenti in rilievo, inconveniente che non permetteva una perfetta pulizia della superficie di esse durante il periodo di stagionatura. Sarebbe cosa più pratica rimetterle in commercio ma perfettamente lisce”. (Peppino Scarpa, 1934). Oggi vengono utilizzate forme “pischeddas” di acciaio inox. Da millenni le procedure principali riguardanti la produzione di questo formaggio sono rimaste immutate. Fiore Sardo Dop di Gavoi

ingredienti: latte di pecora intero , caglio di agnello razza sarda , sale

The history of cheese has ancient origins in the Mediterranean, North Africa and Asia Minor. Legend has it that a shepherd had put the milk in a sheep’s stomach that was left of the rennet, which turned into cheese; Instead it was probably decisive observing the bowels of slaughtered animals still lactating. The oldest records date back to the third millennium BC

The oldest manuscript found that witnesses the production of cheese dates back to the Sumerians, in Mesopotamia, in the third millennium BC Other documents from the same era testify to the knowledge of the methods of processing and production of cheese can also be found in Egypt. For the spread of cheese in Italy we have to wait the year 1500 BC which then give rise to the famous Italian cheeses such as gorgonzola.

The art of producing cheese is increasingly improving and establishing itself went among the ancient Greeks and Romans. In the Middle Ages there was initially an involution, since only in the monasteries was possible to preserve the Latin tradition, but in the later period of the cheese began to be appreciated and to appear on the noble tables. A treatise on the nutritional quality of the product was prepared by a doctor and academic vercellese Pantaleone from Confienza in his Summa Lacticinorum in the second half of the fifteenth century.

Fiore Sardo Dop of Gavoi, the pecorino cheese of Sardinia most appreciated and known throughout Italy as the Gavoi

Pecorino Sardo Fiore – Fiore Sardo Dop Gavoi

This name is most likely due to the fact that, in its manufacture, one were to use up to not long ago of “pischeddas” forms of perforated chestnut wood or even oak or wild pear, on whose bottom was carved a flower, perhaps the lily or the asphodel, that left on the cheese a real brand that often contained the initials of the name of the manufacturer.

In the thirties it was launched by a company, on the initiative of a known institution, a kind of shape, very suitable for the manufacture of Fiore Sardo, aluminum, with concentric grooves on the sides and on the bottom with the inscription “Fiore Sardo”. “Such forms, capable of a size of 2-3 kg, however, indicated the drawback of imparting in the dough all embossed ornaments, inconvenience that did not allow a perfect cleaning of the surface of them during the ripening period. It would be most practical thing put them back on the market but perfectly smooth “. (Peppino Scarpa, 1934). Today are used forms “pischeddas” stainless steel. For thousands of years the main proceedings relating to the production of this cheese have remained unchanged. Fiore Sardo Dop Gavoi

Ingredients: whole sheep’s milk, lamb rennet Sardinian breed, salt

Fungus in Tabula

Il 19 e 20 dicembre i funghi raccolti nei boschi della Barbagia, saranno i protagonisti principali di FUNGUS in Tabula – Creazioni di Gusto, concorso gastronomico alla sua prima edizione. Un evento all’insegna della buona cucina, della gastronomia creativa e della convivialità, che chiuderà la stagione autunnale gavoese. L’idea della manifestazione, promossa dalla Amministrazione Comunale, dall’Universidade Libera de so Ansianos e da Laore, è nata in seno alle riunioni partecipative della Commissione Attività Produttive e Turismo che, cogliendo lo stimolo di appassionati cercatori, ha ben presto coinvolto nell’organizzazione nuovi partner istituzionali e operatori del commercio e della ristorazione.

La gara gastronomica che rappresenta il clou dell’evento, coinvolgerà gli chef dei cinque ristoranti gavoesi che hanno sposato l’idea, rispondendo all’avviso pubblico dell’Amministrazione, (Agriturismo da Speranza, Osteria Borello, Ristorante-Pizzeria Sante Rughe, Ristorante-Pizzeria Marabu’ e Albergo-Ristorante Gusana) e altri cinque cuochi scelti fra gli studenti diplomandi dell’Istituto Alberghiero di Desulo che saranno ospiti delle strutture gavoesi.

La mattina del 19 dicembre, a pranzo, gli chef si cimenteranno nella creazione di un piatto a base di funghi offerti per l’occasione da appassionati cercatori del paese che stanno collaborando con entusiasmo all’iniziativa. Ogni piatto sarà poi sottoposto a una giuria di appassionati ed esperti di gastronomia, che, in base al punteggio assegnato, sceglierà le tre migliori ricette che concorreranno fra loro nella gara finale di domenica 20 che si svolgerà in uno dei cinque ristoranti che hanno partecipato al concorso, scelto ad estrazione.

La giuria della fase eliminatoria sarà composta dallo chef pluri-premiato Roberto Petza e dai giornalisti Luca Urgu e da Gilberto Arru, mentre nella fase finale della gara il direttore dell’Unione Sarda Antony Muroni si unirà a Urgu e Arru per decretare il Miglior Fungus in Tabula 2015, durante la premiazione che si svolgerà domenica alle 17:00 presso la Sala Consiliare del Comune di Gavoi.

I giudici del concorso gastronomico, ovviamente, non saranno gli unici a deliziare il loro palato con le pietanze a base di funghi. Per tutto il weekend, i ristoranti che aderiscono, all’iniziativa presenteranno alla clientela dei menù a base di fughi, ideati per l’occasione, dando libero sfogo alla propria creatività, anche usufruendo della collaborazione dei giovani cuochi ospiti.

Alla manifestazione dedicata agli appassionati di funghi e buongustai, aderiscono anche i bar del paese che proporranno, sia sabato che domenica, aperitivi e stuzzichini a base di funghi.

Oltre ai piaceri della tavola, i turisti potranno visitare presso il museo comunale (ex Casa Lai) due mostre fotografiche: Bonos e Malos, funghi di Barbagia, ideata e curata per l’evento dal fotografo Siesko, e La porta a Levante: Genti, strutture e oggetti degli stazzi della Gallura contemporanea di Nanni Angeli.

La prima mostra raccoglie gli scatti sulle numerose varietà locali di funghi, immagini che fanno parte di un lavoro iconografico più ampio che il fotografo gavoese sta portando avanti sulla biodiversità del territorio, mentre il lavoro di Nanni Angeli rappresenta il mondo rurale e sconosciuto ai più degli stazzi del nord Sardegna.

Un’occasione dunque per visitare e scoprire, alle porte dell’inverno, il borgo barbaricino e il suo territorio approfittando dell’ospitalità e delle eccellenze della cucina locale che dedicheranno tutta la loro creatività a trasformare in piatti unici e squisiti i funghi dei boschi nel cuore della Sardegna.

Data 10/12/2015 L’Amministrazione Comunale di Gavoi

Straordinario Minneddu

Minneddu 2013

Anche quest’anno il viticoltore Gianpaolo Paddeu ci ha sorpreso con il suo Minneddu, un rosso che sta stravolgendo molte regole della produzione del vino in Barbagia. Paddeu utilizza, infatti, antiche forme di impianto del vigneto ormai messe da parte dalla maggior parte dei viticoltori.  I vigneti impiantati a piede franco in agro di Mamoiada si trovano ad un’altitudine di circa ottocento m.s.l.. Le uve, giunte a maturazione, vengono trasportate nella piccola cantina che si trova all’interno del borgo di Mamoiada. La vinificazione si svolge con tecnica artigianale, utilizzando tini in legno all’interno dei quali il mosto fermenta per circa otto giorni per poi passare in botti di ampia capacità.

Un rosso  rubino con intensi riflessi violacei, profumi di frutti rossi, spezie e frutta secca, dal gusto secco con una forte struttura di corpo, al palato conferma i profumi percepiti. Una buona ed equilibrata acidità e sapidità che lo aiuteranno a trasformarsi e resistere nel tempo.

Possiamo solo dire grazie a Gianpaolo per queste ottime bottiglie!

Minneddu 2013
This year the winemaker Giampaolo Paddeu surprised us with his Minneddu, a red that is upsetting many rules of winemaking in Barbagia. Paddeu uses, in fact, ancient forms of the vineyard facility now set aside by most growers. The vineyards are planted with rootstocks in the countryside of Mamoiada are located at an altitude of about eight hundred m.s.l .. The grapes ripened, are transported in small winery located in the village of Mamoiada. The vinification takes place with craft technique, using wooden vats within which the juice is fermented for about eight days before moving in barrels of large capacity.
A ruby ​​red with intense violet, red fruit aromas, spices and dried fruit, dry taste with a strong body structure, the palate confirms the aromas perceived. A good and balanced acidity and flavor that will help to transform and resist in time.
We can only say thanks to Gianpaolo for these great bottles!

Il Cannonau di Sardegna

Cantina Garau

La coltivazione di questo vitigno è diffusa in tutta l’isola ma concentrata nelle zone più centrali del territorio. Fino a poco tempo fa non se ne conosceva con certezza l’origine e la maggior parte degli esperti erroneamente lo riteneva importato dalla penisola iberica. Tuttavia recenti studi hanno dimostrato la sua endemicità, infatti resti di vinaccioli risalenti a 3200 anni fa sono stati ritrovati in diverse zone dell’isola (ad esempio a Sa Osa – nella valle del Tirso, sulle colline di Sardara – a nord di Cagliari, a Villanovafranca e nel villaggio nuragico Duos Nuraghes di Borore  in provincia di Nuoro), facendo del Cannonau il vino più antico del Bacino del Mediterraneo.”Il risultato di analisi già condotte da laboratori spagnoli hanno dimostrato che il Cannonau, Il cui vitigno ritenevano gli esperti fosse stato importato nel ‘400 dalla Spagna, ha in realtà origini autoctone”.(Informazione tratta dal sito del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).

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